MICHAL SOLARSKI

MICHAL-SOLARSKY-2

.

Biografia:

Michal Solarski è un fotografo londinese. Dopo la laurea in Polonia con un Master in Politica, si è trasferito a Londra e ha studiato presso il London College dove ha conseguito un ulteriore master in fotografia documentaria. Divide la sua attività professionale tra pubblicità e progetti personali, viaggiando ampiamente tra il Regno Unito e l’Europa dell’Est dove produce la maggior parte del suo lavoro. I suoi progetti sono stati pubblicati su numerose riviste tra cui: The Guardian, GEO, TEMPO, GQ, Vanity Fair.

.

-INTERVIEW-

 

S. : La tua fotografia è legata ai ricordi. In ogni tuo progetto rivivi attimi di vita passata. Tutto ciò è dettato da qualcosa in particolare?

M. : Poiché ritengo che la mia infanzia sia stato un periodo della mia vita molto felice, il mio lavoro è,in qualche modo, guidato dalla nostalgia ma sono anche interessato a far emergere una realtà alterata dalla nostra proiezione della memoria. La nostra mente può giocare brutti scherzi mutando illusioni di ciò che pensiamo, sentiamo e vediamo, in quello che sembra realtà. Il mio recente lavoro è un atto di equilibrio tra realtà e finzione. Il confine tra i due è fluido e mi permette di esprimere al meglio la mia vena artistica.

S. : Cut it short: è bello pensare che tu abbia scelto di rivivere , attraverso la fotografia, un periodo della vita a te caro. “Cut it short” è un progetto curato nei minimi dettagli ed io, inizialmente, pensavo avessi realizzato un vero e proprio reportage. Successivamente  mi sono resa conto che hai, invece, ricostruito un pezzo di storia della tua vita. Gli anni ’90 in Polonia. Raccontami!

IslBG

2 cut it shot

M. : E’ un progetto realizzato in collaborazione con la mia migliore amica Tomasz Liboska. Siamo sempre stati come fratelli e da bambini sognavamo di lavorare insieme una volta divenuti adulti. Qualche anno fa decidemmo di realizzare un progetto fotografico che riassumesse la nostra giovinezza. Il lavoro si avvicina al tema della memoria da un punto di vista completamente diverso rispetto al precedente. Abbiamo utilizzando in scena un tipo di fotografia che andasse a ricreare eventi passati. Si tratta di una nuova area che sto esplorando e che trovo immensamente intrigante. Il lavoro mostra la vita in Polonia nel ’90. Persone provenienti da tutto il mondo possono rapportarsi ad esso e rivivere quegli anni. Questo credo sia uno dei punti di forza di questa serie.

6 cut it short

5 cut it short

4 cut it short

S. : Hungarian sea: una finestra sul mondo! Definirei così questo tuo straordinario progetto. Hai ricostruito un periodo della tua vita legato all’infanzia. Il ricordo di quando abbandonavi la fredda e cupa Polonia per dirigerti a sud, in Ungheria, a trascorrere le vacanze estive nei pressi del lago Balaton, in compagnia della tua famiglia. Sei tornato nello stesso luogo di allora per realizzare il progetto fotografico. Che sensazione ti ha suscitato ritrovare la stessa atmosfera?

14 cut it short

M. : Decisi di recarmi al lago Balaton per realizzare questo lavoro ma non avevo la più pallida idea di cosa potessi trovare lì. Un amico mi disse che vide una pubblicità in tv in cui il lago emergeva come uno dei maggiori centri attrattivi dell’Europa centrale che veniva inondato da giovani ogni fine settimana. Sicuramente non fu piacevole ricevere questa notizia ma andai lo stesso lì per rendermi conto di quanto fosse attendibile l’informazione. Giunto a destinazione mi resi subito conto del fatto che quel luogo non fosse più quel “paradiso” tanto atteso di quando ero bambino e mi recavo con la mia famiglia per trascorrere le vacanze estive. Guardavo gli altri da lontano, mi sentivo escluso, strano, solo! Da bambino speravo che l’estate al lago potesse durare in eterno. Dopo la realizzazione di questo progetto non vedevo l’ora di tornare a casa. L’atmosfera del lago è rimasta la stessa ma le sensazioni che mi ha suscitato ora, sono state differenti rispetto al passato. A livello personale quel luogo non è riuscito più a trasmettermi serenità e spensieratezza.

S. : A place where my grandma died: è il lavoro che più di ogni altro mi ha toccato profondamente il cuore. Anch’io avevo un rapporto bellissimo con mio nonno paterno che purtroppo è venuto a mancare, due anni fa, in seguito ad un tumore al cervello. Viveva in Francia e dal giorno della sua morte non tornai più a Lyon. Tu hai deciso di realizzare questo progetto per ricordare, a livello fotografico e non, una delle persone più importanti della tua vita, tua nonna! Sei ritornato  nella casa di cura all’interno della quale fù rinchiusa successivamente ad un ictus. Ti sei reso conto, nelle due settimane di permanenza in quel luogo, di quanto fosse stato sofferente per lei,vivere gli ultimi periodi della sua vita in un ambiente triste e cupo come quello. Ti ha arricchito, a livello personale, questa esperienza? 

3 a place...died

8 a place...died

M. : Fotografare il luogo in cui la mia cara nonna perse la vita non è stata un’esperienza facile. Mi ha arricchito molto a livello personale ma sicuramente anche a livello fotografico. Mi sono accorto di quanto sia fragile l’essere umano.