MATTEO SIGOLO

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Biografia:

Nato nel 1986 a Ravenna, ma vive e lavora a Venezia. Durante i primi anni di università scopre per caso la passione per la fotografia, che diventa, pian piano, un punto fermo nella sua crescita personale. Riceve le poche nozioni iniziali prima dal nonno e poi da un corso base di fotografia, proseguendo poi il suo cammino da autodidatta. L’amore per la natura lo instrada inizialmente verso la fotografia di paesaggio. Alcuni anni più tardi, un viaggio in Cina lo mette di fronte a situazioni del quotidiano molto particolari e completamente diverse dalle abitudini occidentali, il che sposta il suo interesse direttamente verso l’essere umano e non più verso il paesaggio che lo circonda. Da questo momento l’avvicinamento al reportage e alla street photography si fa man mano più forte, fino a farlo distaccare completamente dal paesaggio e dalla sua “staticità”. Nel corso dell’ultimo anno ha cominciato inoltre a conoscere molto da vicino la città di Venezia, luogo già abbondantemente fotografato, in cui scattare senza ricadere in stereotipi e cliché rappresenta una vera sfida, un ulteriore stimolo alla ricerca del particolare fuori dall’ordinario.

Riconoscimenti: 

  • Finalist StreetFoto San Francisco 2016
  •  Leica Talk at PhotoLux Festival 2015 – “The 8 street of InQuadra – the experience of the first year of the collective”
  •  Finalist Siena International Photography Award 2015
  • Finalist URBAN DOTART 2015
  •  Publication on Agorà di Cult – Dipartimento culturale FIAF
  • Publication on ISP (International Street Photography) MAGAZINE – Nov/Dec 2014
  • Award “Mark of Excellence” – I SHOOT IT.com – Black and White photo competition 4 – 2014
  • Publication on DODHO MAGAZINE  2014
  • Interview for DODHO MAGAZINE  2014
  • InQuadra collective exhibition – Matera 2014
  • Mark of excellence  “Black and white”  I SHOT IT – 2014
  • Finalist URBAN DOTART 2014
  • Personal exhibition  “THE ISLAND” – Murano (Venice)  2014
  • Collective exhibition at Barcelona – Bagnacavallo 2013
  • Collective exhibition at Barcelona – Bagnacavallo 2012

 

-INTERVIEW-

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S. : In seguito ad un viaggio in Cina l’interesse iniziale verso la fotografia di paesaggio, completamente statica, si sposta verso la street photography. Il movimento, la gestualità, il divenire della strada e dei personaggi che la popolano diventano gli elementi fondamentali della tua ricerca. Come ci si muove per strada?

M. : Le cose fondamentali che un fotografo deve usare per muoversi in strada sono l’istinto, la prontezza e l’occhio. Il saper decidere con rapidità, capire e dove posizionarsi rispetto al soggetto, definire l’inquadratura, essere presenti e focalizzarsi sul momento che si sta per fotografare, se non addirittura prevederlo: sono tutte sfaccettature di quelle tre caratteristiche principali e generalmente vanno ad affinarsi col tempo e la costanza d’esercizio. Io, inoltre, trovo che la Street sia un genere fotografico da “solitari”; si tratta di perdersi nel flusso, nessun pensiero, nessuna distrazione. Quasi una forma di dimensione parallela. Sempre ricettivi a quello che succede attorno, con la voglia di scoprire, conoscere e, non meno importante, di camminare.

S. : Ci sono stati degli street photographer che hanno influenzato il tuo percorso e dai quali hai tratto ispirazione?

M. : Certamente, ogni giorno traggo ispirazione da diversi fotografi, sia nel campo della Street che di altri generi. Dai libri fotografici e dagli scatti più classici e conosciuti fino alla vastità del web e dei social media, ogni giorno ho la possibilità di scoprire e subire stimoli sempre nuovi. Fare una lista sarebbe impossibile; ammiro e seguo fotografi e collettivi affermati sia italiani che internazionali. Un ruolo importantissimo lo rivestono i miei colleghi di InQuadra (www.inquadra.org), il collettivo di cui faccio parte. Lo scambio quotidiano e il confronto continuo sono certamente elementi fondamentali per non perdere l’ispirazione e che spronano costantemente ad un miglioramento.

S. : Da una passione comune, la “strada”, nasce il collettivo InQuadra del quale fai parte dal 2014. Quale obiettivo si prefigge di raggiungere? 

M. : In generale, come dicevo, penso che un collettivo abbia prima di tutto la funzione di mantenere vivo il confronto e lo scambio tra i membri. InQuadra è un gruppo di otto persone con la stessa passione ma con stili, pensieri e modi di intendere la fotografia diversi, il che porta sempre ad un ambiente stimolante e interessante; ci si contagia a vicenda, spingendo ad una crescita sia individuale che collettiva. Oltre a questo, InQuadra vuole lavorare col “pubblico”, ovvero cercare di portare in Italia un tipo di fotografia sempre più qualitativo e interessante, tramite – oltre, ovviamente, alle nostre foto – eventi, workshop e altre iniziative che portino il genere Street ad essere sempre più conosciuto ed apprezzato.

S. : La fotografia di strada ha avuto, soprattutto nel nostro Paese e negli ultimi tempi, un forte boom. A cosa pensi sia dovuto?

M. :  Penso che questo enorme seguito sia dovuto a più fattori. Prima di tutto il web, pur essendo un’arma a doppio taglio, ha portato le persone (me compreso) a conoscere e ad appassionarsi sempre di più a questo genere fotografico, Flickr e social media in primis. In più, molti collettivi stanno facendo un grandissimo lavoro per portare la Street ad un livello sempre più alto, anche con l’insegnamento tramite workshop e letture portfolio. Si stanno creando eventi a portata internazionale sempre più seguiti, sia dai fotografi che dalla massa. La tecnologia, inoltre, sta spingendo molto su macchine compatte, leggere, discretamente performanti, che sono ottime per questo genere fotografico. Fujifilm, Sony e Leica sono le più quotate.

S. : Finalista di prestigiosi contest come il “Siena International Photography Award” e fra i più recenti “StreetFoto San Francisco”. Secondo quale criterio selezioni gli scatti con i quali gareggi? 

M. : Questa è un’ottima domanda, alla quale non penso di saper dare una risposta precisa. Quello che faccio quando decido di partecipare ad un concorso è scegliere quello che, secondo me, è il mio lavoro migliore; purtroppo, per quanto banale, sappiamo tutti che i criteri di valutazione sono molto soggettivi e non c’è modo di avere certezze in merito. So che alcuni fotografi selezionano le loro partecipazioni a seconda della giuria del concorso, il che può essere una soluzione. Personalmente preferisco non farci caso e mandare le foto in cui credo di più – in questo modo, se dovesse andar bene, la soddisfazione sarebbe maggiore.

S. : Stai lavorando, nella splendida cornice di Venezia, per un progetto street molto particolare. Di cosa si tratta? 

M. : Frequento Venezia da quasi tre anni ormai, ma mi ci sono trasferito in pianta stabile da poco più di sette mesi, e devo dire che la cosa ha cambiato molto la mia percezione della città. Nel lavorare a Venezia è facile cadere in stereotipi, il che la rende una città molto difficile da fotografare. Non voglio ancora rivelare troppo del progetto a cui sto lavorando visto che è ancora in fase di editing, ma diciamo che sto cercando di affrontare questo posto incredibile e pieno di contraddizioni con un approccio e un occhio diverso da quello a cui si è abituati, che presenti la vita veneziana da un punto di vista più “quotidiano” piuttosto che offrire le solite vedute della Venezia iconica.