MARIANO SILLETTI

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Biografia:

Mariano Silletti nasce a Pisticci (MT) nel 1972 e vive attualmente a Matera. Giovanissimo si arruola nell’Arma dei Carabinieri. Nel 1997 studia fotografia a Bari. I suoi scatti raccontano il mondo osservato da chi, per mestiere, vive quotidianamente le storie di uomini e donne comuni, la vita e, spesso, le difficoltà. Immagini che suscitano grandi emozioni e documentano la cronaca dei nostri tempi, attraverso il reportage e la street photography.

Riconoscimenti: 

  • Finalista al Leica Talent 2012
  • Leica Talent 2014
  • Finalista al Siena International Photography Award 2015
  • World.Report Award 2015| Short Story Award
  • Moscow International Foto Awards 2015 – Editorial Photo Essay
  • Honorable Mention – Photo Essay Moscow International Foto Awards 2015

 

-INTERVIEW-

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S. : Carabiniere di professione, fotografo per passione. Quando la fotografia ha iniziato a ricoprire un ruolo fondamentale nella tua vita? 

M. : La fotografia è entrata nel mio quotidiano grazie ad un regalo, una Yashica FX-3 con la quale ho trascorso molto tempo della mia adolescenza. Ho sempre pensato alla fotografia come uno strumento per sviscerare certe emozioni che, per me, risulta difficile esprimere in altro modo. Ho iniziato a studiare fotografia perché sentivo la necessità di migliorarmi tecnicamente e di confrontarmi, perché il confronto è determinante. Sia la fotografia che la mia professione hanno contribuito a sviluppare maggiore sensibilità e attenzione nei confronti di ciò che mi circonda.

S. : La Lucania, a quanto pare, è una terra ricca di talenti e tu ne sei l’ esempio emblematico. A livello fotografico il nostro territorio non ha mai offerto sbocchi. Pensare di poter parlare di fotografia nella nostra regione è al quanto utopico…attualmente! Credi ci potrà essere un’evoluzione culturale in ambito fotografico in Basilicata?

M. : È vero, la Basilicata è una terra ricca! Non sempre è facile emergere e  fare fotografia, la cultura fotografica è poco diffusa e, soprattutto, mancano scuole interamente dedicate allo studio della Fotografia, con corsi teorici e pratici di differente durata e approfondimento (es. produzione, diffusione, divulgazione, didattica, allestimento mostre, pubblicazione, ecc.). Personalmente ho iniziato a studiare fotografia a Bari e poi ho continuato da autodidatta, cercando di approfittare di tutte le opportunità a portata di mano per crescere ed imparare ancora. Al momento in Basilicata ci sono ancora poche occasioni per approfondire la conoscenza del linguaggio fotografico anche se ci sono molti bravi fotografi che si prodigano per fare in modo che la fotografia  possa avere altri spazi ed occasioni di visibilità . Alcuni documentano il nostro territorio variegato e problematico, altri propongono nuove testimonianze e nuove creazioni visive e credo che questo sia un ottimo modo per far crescere sia l’attenzione che la sensibilità e il livello della discussione.

S. : Il tuo progetto fotografico “Domus Sapiens” è stato selezionato come miglior lavoro del Leica Talent 2014. Com’è nata l’ idea di svilupparlo? Quanto tempo hai impiegato per concretizzare il tutto? Qual’è il tema attorno al quale ruota il  racconto? 

M. : Al termine della prima fase del Leica Talent 2014 sono stato selezionato insieme ad altri 11 fotografi e successivamente abbiamo partecipato a un workshop a Milano insieme al fotografo romano Massimo Mastrorillo. Al termine delle due giornate di analisi dei portfolio e formazione, abbiamo avuto come compito lo sviluppo di un assignment dal titolo “Home”. Avevamo solo due mesi a disposizione per sviluppare il tema ma, personalmente, ho vissuto quel periodo in maniera serena, affrontando una storia semplice, bella, malinconica e delicata. Ho cominciato a scattare alla fine di gennaio; ricordo che a Matera c’era un clima terribilmente freddo. Ero talmente sprofondato nel mondo di questa storia che percepivo tutta la realtà intorno a me più strana di come era davvero, anche i soggetti che fotografavo mi sembravano misteriosi. Prima di scattare ho iniziato a scrivere su un quaderno tutto ciò che la coppia mi raccontava; avevo già riempito diverse pagine e, sulla copertina, avevo già scritto il titolo del progetto “Domus Sapiens”. Con il passare dei giorni, la  storia è diventata molto più lunga di quanto avessi previsto all’inizio, aveva assunto, ormai, troppa forza, un odore di umanità troppo intenso per poter essere misurata in una serie predefinita. Ho raccontato la casa di questa coppia, il luogo più importante per loro, quello in cui ormai si esprimono. Ho fotografato cercando di cogliere gli aspetti più particolari e identificativi di loro stessi per offrirgli un ritratto alternativo degli ultimi anni della loro vita. Ho descritto il loro microcosmo, indubbiamente luogo di residenza, di amore, di ricordi, di memorie, di religione, di sofferenze, di isolamento, di abitudini e di fragilità.

S. : Hai avuto l’ exploit con il progetto “Ludovicu”. Il racconto di un uomo scomparso, affetto da Alzheimer. Raccontami di questa tua esperienza. 

M. : Quello di “Ludovicu” è stato il primo progetto in cui ho utilizzato la fotografia come strumento di ricerca  durante una indagine e mi è piaciuta la relazione esistente tra essa e il mio lavoro. Avevo più volte accarezzato l’idea di raccontare le storie in cui mi imbattevo nell’esercizio della mia professione: questo reportage è stato l’occasione per raccontare in modo diverso un avvenimento d’attualità con lo sguardo di un carabiniere o, meglio, un modo diverso di interpretare la realtà. Il mio è sicuramente un punto di osservazione privilegiato e credo sia interessante farlo conoscere attraverso la fotografia. E’ stato proprio questo privilegio, la mia posizione “inside the story” che mi ha travolto costringendomi a non rimanere distaccato. Quello che ho cercato di fare,  da carabiniere- fotografo, è analizzare il contenuto della storia dal punto di vista professionale, indagando prima di fermarmi a fotografare. La cronaca e il racconto, l’emozione personale per una storia come tante altre, quasi banale fino a quando non incontri lo smarrimento e la paura negli occhi di una moglie sola, disperata, inerme, qui si fondono, si mischiano e dicono quello che sono. Per me la fotografia e la professione del carabiniere sono un modo di essere: mi sento un carabiniere perché mi appassiona l’idea di essere utile agli altri, vicino alla gente, ma faccio il fotografo perché le emozioni non rimangano intrappolate.

S. : L’ idea di realizzarne un libro è sorta successivamente? Ti è stata proposta? 

M. : La pubblicazione di un libro, di solito, nasce in seguito ad un successo ottenuto,passando attraverso letture portfolio, riconoscimenti e interesse che riesce a suscitare un progetto fotografico. Ludovicu, oltre ad aver ottenuto feedback positivi da parte di bravi fotografi italiani (tra cui lo stesso Massimo Mastrorillo e Franco Paggetti, dell’agenzia fotografica internazionale “VII”) e varie testate fotografiche, ha anche vinto due premi importanti: il World.Report Award, DocumentingHumanity e il Moscow International Foto Award. Tra qualche giorno, a metà maggio, sarò ospite anche del Romania Photo Festival , a Cluj, in Romania…Ludovicu torna a casa.