ALEX LIVERANI

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Alex Liverani è un fotografo freelance con base a Faenza in Italia. Alex ha studiato fotografia alla D.O.O.R. Academy di Roma frequentando un master internazionale sui moderni linguaggi della fotografia documentaria. Lungo il suo percorso formativo ha avuto come docenti: Alex Webb e Max Pinckers (Magnum), Ricardo Cases e Federico Clavarino (Blank Paper – Madrid), Oliviero Toscani, Sergio Ramazzotti (Parallelo Zero) e Massimo Mastrorillo. Vincitore in importanti concorsi internazionali; tra i principali il Miami Street Photography Festival nel 2016, l’Urban DotArt nel 2015, il Leica Talent Italia nel 2014 e il Nikon Young Talent nel 2013. I suoi lavori sono stati esposti in diverse città e nei principali festival di fotografia in Italia, in Europa, negli Stati Uniti e in . Collabora dal 2016 con Fujifilm italia allo sviluppo e alla promozione di nuovi prodotti prima del loro lancio sul mercato e all’organizzazione di workshop sulla Street Photography. Nel 2018 ha partecipato arrivando secondo al talent televisivo Master of Photography in onda su Sky. Sempre nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro intitolato Dango edito dalla casa editrice Crowdbooks; questo lavoro si è aggiudicato il Jurors’ Pick ai Lens Culture Street Photography Awards 2018. Alex è inoltre l’ideatore del collettivo InQuadra e co-fondatore del Italian Street Photo Festival.

-INTERVIEW-

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S: Raccontami di te e di come ti sei avvicinato ed appassionato alla Street Photography.

A: Hai presente quegli amori che nascono in estate quando si è piccoli, sotto l’ombrellone, tra un bagno e l’altro al mare? Ecco io e la fotografia ci siamo innamorati così, durante le vacanze estive con la mia famiglia. Ci siamo poi allontanati e ripresi quando avevo 18 anni. Ho iniziato a lavorare come fotografo in discoteca da lì il nostro legame è diventato viscerale. Ho poi sentito la necessità di approfondire il tutto e così ho frequentato a Roma un Master internazionale sui moderni linguaggi della fotografia documentaria. Oggi la fotografia oltre ad essere il mio lavoro e anche la mia principale ossessione.

P0010a_011S: Quando si parla di fotografia di strada mi vien da pensare a Bruce Gilden e al suo approccio invasivo con i soggetti ritratti. Faccio riferimento ad un documentario in cui mostrava il suo modo di operare tra le vie di New York. Entrava completamente nella scena e scattava a pochi passi dai soggetti…così…all improvviso. Credi si possano produrre delle buone street photography scattando a distanza e con discrezione?

A: Credo che non esistano regole, ognuno deve trovare nella street photography la propria strada. Robert capa ci insegna che se le nostre foto non sono buone probabilmente non eravamo troppo vicini, ma questa è una frase fatta, può essere spesso vera ma vale tutto e il contrario di tutto. Negli ultimi anni, due dei lavori più interessanti che sono stati pubblicati in ambito “Street Photography”, sono “one the night bus” di Nick Turpin e “The neighbors” di Arne Svenson. Nel primo Turpin ha ripreso la quotidianità dei pendolari all’interno dei bus londinesi, immagini con una forte resa pittorica, dove il fotografo ha sfruttato la condensa presente nei vetri per restituire scena paragonabili ad affascinanti acquerelli.
Svenson ha invece fotografato frammenti Hopperiani provevienti dagli interni delle abitazioni dei suoi vicini. Immagini delicate e molto intime della vita all’interno degli appartamenti di un grattacielo. Tutti e due hanno usato teleobittivi e i soggetti non si sono assolutamente resi conto della loro presenza.
Questo per dire che ci si deve sentire liberi di fare qualsiasi cosa se si ha bene in mente il risultato da raggiungere.

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S: Qual è la fonte di ispirazione che alimenta la tua creatività?

A: Sfogliare libri. Quando ero piccolo odiavo i libri, li detestavo. Oggi invece non posso farne a meno. Li colleziono, ne compro 2/3 ogni mese. Amo toccare e accarezzare le pagine, ho una necessità tattile nei confronti della fotografia. Sono tornato da poco dal festival di Arles in Francia, in 3 giorni ho percorso 1600 km con il solo intento di poter andare a sfogliare nuovi libri fotografici provenienti da tutto il mondo.

S: Credo che ogni fotografo a prescindere dal “genere di appartenenza” debba imparare ad osservare. Come poter raggiungere uno stato di intuizione più profondo del mondo che ci circonda?

A: L’intuizione è probabilmente l’aspetto principale su cui ogni fotografo deve concentrare la propria attenzione giornaliera. Non basta avere intuizione in fase di scatto, o meglio, quella è fondamentale e necessaria, ma serve avere intuizione anche in fase di identificazione e pianificazione di un nuovo lavoro. Spesso questo aspetto risulta fondamentale nell’esisto poi di quello che andremo a produrre. Sono una persona che ogni giorno pensa di avere idee geniali su cui lavorare…ma in realtà poi poche di queste sono realmente intuizioni interessanti su cui vale la pena spendere energie.

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S: Dango, vincitore dal Jurors’Pick ai Lens Culture Street Photography awards 2018, è un progetto che adoro in quanto a comunicare sono i colori che dominano ed emergono prepotentemente in ogni singola Immagine. Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a realizzarlo? Com’è nato?

A: E’ un progetto nato per caso, ma quanto ne ho intuito il potenziale non ho poi lasciato nulla al caso. Sono arrivato in Giappone e la prima cosa che ho mangiato è stato questo particolare dolce giapponese, il Dango, tre palline colorate unite tra di loro da un bacchettino di legno. Poi ho scoperto dell’esistenza del proverbio giapponese “Hana yori Dango“, che letteralmente significa “meglio i Dango dei fiori”. L’espressione viene usata in riferimento alle persone che frequentano l’Hanami, l’usanza di godersi la bellezza dei fiori, specialmente durante la stagione di Sakura, in occasione della fioritura dei ciliegi. Tuttavia, le persone sembrano essere più interessate a mangiare i Dango che apprezzare la bellezza dello spettacolo floreale. Quest’espressione è indice inequivocabile della praticità del popolo giapponese, che attribuisce un valore più importante alla sostanza rispetto all’estetica. Con il Libro “DANGO”, ho cercato di realizzare una creativa indagine visiva sul Giappone, con l’intento di mettere in discussione questo proverbio, creando sequenze nelle quali contenuto e forma estetica assumessero uguale importanza. Ho creato un susseguirsi di trittici, nei quali immagini apparentemente scollegate tra di loro, trovano una forte connessione, come del resto accade per le tre palline colorate del Dango.  Volevo che questo libro non fosse solo il contenitore delle immagini stesse ma anche e soprattutto la forma estetica con cui valorizzarne il contenuto. 

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S: Si è conclusa la tua esperienza a Master of Photography. Quanto credi sia importante il confronto per accrescere il proprio bagaglio culturale? Cosa hai tratto da quest’avventura?

A: E’ stata a tratti una bella esperienza ma anche molto intensa e faticosa. Diversa, molto diversa dalla routine a cui è abituato un fotografo. Lavorare in tempi strettissimi, senza la possibilità di pianificare e organizzare i propri servizi fotografici ma dovendo per ragioni televisive sottostare a quanto pensato e studiato dagli autori. Mi sono a tratti divertito molto, altre volte ho sentito la necessità di scappare, di fuggire da un mondo a me parecchio distante. Ho stretto i denti e ho provato ad arrivare fino in fondo, il secondo posto può essere visto come una sconfitta o come un gran risultato comunque raggiunto, io lo vedo semplicemente come un altro capitolo del processo di crescita. Ho imparato a gestire situazioni con grande pressione psicologica, questa è stata la cosa che più mi rimarrà di questa esperienza.
Il confronto invece credo sia fondamentale è per questo che ho fondato ormai qualche anno fa il collettivo Inquadra, la condivisione con persone con visioni quasi diametralmente opposte alla nostra è alla base della crescita.

S: È giunto il momento della domanda pazza 🙂

Mi occupo di fotografia matrimonialista da un po di anni e a tal proposito ti lancio una sorta di sfida 🙂 Sarei curiosa di ammirare la tua visione dell’evento per poi paragonarla alla mia e riderci su. Ti giro una data e facciamo un matrimonio assieme nella mia magica Lucania?!? Sono sicura che porteresti a casa un gran bel progetto! 

A: Dimmi la data che devo tenermi libero, se per te va bene mi ospiti a casa tua, mi va bene dormire sul divano e ci divertiremo fotografando fianco a fianco, amo la Lucania e quindi non posso rifiutare la proposta!